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La Commissione riconosce le riforme e i risultati conseguiti dall’Italia

Roma, 26 febbraio 2016 - L'annuale pubblicazione dei rapporti per ciascun paese dell'Unione da parte della Commissione europea è un utile aggiornamento sullo stato delle riforme messe in atto e sui problemi che - come ricorda il documento - affliggono l'Italia da molto tempo e sono presenti da ben prima della crisi.
Nulla di nuovo quindi su debito e competitività. Il debito è cresciuto marginalmente nel 2015 toccando il picco, e comincia a diminuire dal 2016 grazie alla crescita economica e ad una politica di bilancio responsabile, che realizza un significativo surplus primario. Per aumentare la produttività totale dei fattori, che incide sulla competitività, è invece necessario proseguire con tenacia l'ampio programma di riforme già attuato in parti importanti. Nel suo rapporto la Commissione stila un lungo elenco dei problemi affrontati dal Governo con riforme lungamente attese: il mercato del lavoro, il settore bancario, la giustizia civile, la pubblica amministrazione, l'istruzione. La Commissione cita anche riforme in via di realizzazione come quella relativa al bilancio dello Stato, cui il Mef attribuisce grande importanza per l'implementazione di una spending review sempre più efficace e una migliore allocazione delle risorse. L'elenco tuttavia trascura gli interventi realizzati per alleggerire gli oneri tributari: la cancellazione della componente lavoro dal calcolo dell'Irap e la riforma dell'amministrazione fiscale, che sta favorendo un migliore livello di adempimento spontaneo in un clima di maggiore collaborazione tra contribuente e fisco.
Grazie alle politiche economiche del governo orientate alla crescita e alle riforme strutturali approvate e implementate, oggi l'Italia è un Paese più forte e il rischio che le sue debolezze possano ripercuotersi sulla zona euro è sicuramente più contenuto di quanto fosse prima dell'avvio del ciclo riformatore.

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