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La Commissione Ue riconosce riforme e investimenti e accorda flessibilità. DEF in linea con le regole europee

Roma, 18 maggio 2016 - Nell'esprimere le proprie raccomandazioni sul Programma di stabilità e sul Programma nazionale di riforma, la Commissione europea riconosce lo sforzo realizzato dal Governo italiano nell'implementazione del piano di riforme strutturali e nella realizzazione di investimenti aggiuntivi. Di conseguenza, per il bilancio 2016 accorda all'Italia la massima flessibilità sul deficit prevista dalle relative clausole e un'ulteriore flessibilità per le spese relative alla sicurezza e all'accoglienza dei migranti, per un totale di 0,85 percento del Pil.

Ciò conferma che la strategia perseguita dal governo sull’uso intelligente delle regole europee per incentivare gli interventi che sostengono la crescita è giudicata valida e utile per lo sviluppo dell’intera Unione. Il governo ritiene che il percorso di aggiustamento indicato nel Documento di Economia e Finanza di aprile verso l’obiettivo di medio termine (MTO), ossia il pareggio del bilancio strutturale, si muova all’interno delle regole europee. Il ministro Padoan ha ribadito che la legge di stabilità per il 2017 darà attuazione al programma indicato nel DEF. La riduzione del debito pubblico in rapporto al Pil è infatti considerata una priorità e una condizione indispensabile per assicurare lo sviluppo del Paese. L’azione del governo per la riduzione del debito continua a muoversi su più fronti: da un lato il programma di privatizzazioni e una politica di bilancio responsabile per ridurre deficit e debito, dall’altro le iniziative per favorire la crescita strutturale del prodotto interno. La Commissione europea ha effettuato una valutazione delle azioni del Governo per valutarne la conformità con la regola del debito e con il rapporto redatto ai sensi dell'art. 126.3 del Trattato ha concluso che l'Italia sta rispettando le regole comuni.

Per quanto riguarda le altre raccomandazioni della Commissione, riguardano aree sulle quali il Governo è già intervenuto, con l’obiettivo di stimolare la crescita economica e l’occupazione. Sono già state varate numerose misure di alleggerimento della pressione fiscale sui fattori produttivi: l’abolizione del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap a partire dal 2015, il super-ammortamento sugli investimenti in beni materiali strumentali dal 2016, la riduzione dell’aliquota Ires a partire dal 2017, nonché l’erogazione del bonus 80 euro a partire dal 2014 con effetti rilevanti nella riduzione del cuneo fiscale. Quanto alle cosiddette "spese fiscali" (tax expenditure), la riforma del fisco già pienamente operativa prevede che il governo annualmente proceda allo loro revisione complessiva in base alle mutate esigenze sociali ed economiche. La fatturazione elettronica, che il Governo promuove tra i privati, è già obbligatoria nei confronti della pubblica amministrazione dal 2015. Per quanto riguarda il sistema bancario, è stato messo in campo uno straordinario sforzo di riforma per favorire il consolidamento del settore e la trasparenza nella gestione, mentre per favorire la riduzione dei crediti deteriorati sono state offerte garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze (GACS) e sono state semplificate e velocizzate le procedure concorsuali. In campo sociale, altro fronte sul quale la Commissione ha sollecitato l'Italia, Governo e Parlamento stanno lavorando congiuntamente per adottare un piano anti-povertà che prevede, tra l’altro, un fondo a favore delle famiglie disagiate con figli affetti da disabilità.

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