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Intervento del ministro Padoan alla Cerimonia di apertura dell’Anno di Studi 2015 – 2016 della Scuola di Polizia Tributaria GdF

Tue Oct 20 11:44:00 CEST 2015

Signor Comandante Generale, Autorità, Signore e Signori,
Vi ringrazio per l’invito a intervenire alla celebrazione odierna di apertura dell’Anno di Studi 2015 – 2016 della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. È un’occasione importante per ricordare il valore e la rilevanza della Scuola di Polizia Tributaria, una struttura di eccellenza nel campo della formazione permanente e dell’aggiornamento fiscale e tributario e del contrasto all’evasione fiscale.
Le riforme del mercato del lavoro, del fisco, della pubblica amministrazione, del sistema bancario, della giustizia civile, della scuola e non ultima delle istituzioni, sono “riforme strutturali” che il Governo sta portando avanti con determinazione, non perché chieste da “altri”, ma perché è necessario un cambiamento profondo per riportare il Paese su livelli sostenibili di crescita e occupazione e per rispondere alle sfide poste dai grandi mutamenti globali.
Con le riforme strutturali, le misure di natura fiscale rappresentano il più alto grande pilastro della strategia di Governo; tali misure prevedono da un lato la riduzione della pressione fiscale e dall’altro il mutamento in positivo di un rapporto di collaborazione tra contribuente e Amministrazione tributaria.
Nello snodo particolarmente delicato che il nostro Paese sta sperimentando, equità del prelievo, certezza su tempi, modi e quantità dei pagamenti, efficienza ed efficacia del contrasto all’evasione sono elementi fondamentali di un sistema fiscale disegnato per minimizzare i costi in termini di efficienza, inclusi i costi degli adempimenti, ma anche per assicurare correttezza e imparzialità nelle procedure, nel trattamento dei diversi contribuenti e delle loro legittime aspettative di trasparenza.

L’ultimo rapporto dell’Ocse sulla Tax administration 2015 in 56 Paesi a economia sviluppata parte dalla premessa che occorre superare la visione secondo cui la deterrenza si basa solo sui controlli e sulle sanzioni, per approdare a un approccio finalizzato ad aumentare la compliance. L’Ocse si sofferma su quattro strategie: i) l’analisi del rischio; ii) la cooperazione con il contribuente; iii) la misurazione del tax gap; iv) l’incrocio sistematico dei dati.
Le pratiche raccomandate dall’Ocse sono destinate ad incidere profondamente sulla natura del rapporto tra fisco e contribuenti, presuppongono un cambiamento epocale, si basano su metodologie innovative che si rafforzano reciprocamente. Si tratta di comprendere il grado di rischio rappresentato dai comportamenti dei contribuenti, anticipando il loro realizzarsi, piuttosto che reagendo dopo che si sono concretizzati; cooperare con il contribuente che desidera adempiere, riducendo il costo della sua compliance; misurare la differenza tra gettito teorico e gettito effettivo, anche fissando ex-ante obiettivi quantitativi di riduzione del gap; utilizzare apposite tecnologie statistico-informatiche per incrociare i dati forniti dal contribuente con quelli ottenuti da parti terze.
Le sfide che impongono una profonda modernizzazione dell’Amministrazione Finanziaria richiedono l'avvio di una nuova fase di “riforma” fondata su una nuova visione. Modifiche normative, cambiamenti organizzativi e gestionali, formazione avanzata, nuovi concetti di produzione di servizi, innovazione tecnologica, evoluzione e valorizzazione delle professionalità e delle competenze dei dipendenti debbono essere oggetto di azioni coordinate e coerenti, inquadrate in una strategia unitaria capace di attivare tutte, e soprattutto tutte insieme, le leve abilitanti necessarie.

Per anni, in Italia, l’intensità dell’azione di contrasto dell’evasione è dipesa esclusivamente dalla severità delle norme e delle sanzioni in esse previste: l’enfasi è stata posta quasi esclusivamente sull’accertamento convenzionale, ovvero sul controllo ex-post. Oggi siamo a una svolta: abbiamo “cambiato verso”.
Il Governo si è impegnato alla realizzazione di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, con l’obiettivo di perseguire una riduzione della pressione tributaria sui contribuenti e, nel contempo, migliorare la razionalità, la trasparenza e la semplicità del sistema fiscale, tutelare i diritti del contribuente e ridurre le aree grigie che favoriscono l’evasione fiscale.
Abbiamo disegnato un modello di “Fisco” più vicino al cittadino e, intendiamo favorire un approccio «cooperativo» in base al quale il contribuente, per adempiere all’obbligo tributario, può fare affidamento sull’attività di supporto, consulenza e assistenza dell’intera “macchina” fiscale.
Ne sono attestazione le iniziative dirette alla promozione di relazioni con i contribuenti improntate ai principi di collaborazione e correttezza, per garantire un contesto fiscale di certezza; al riordino delle Agenzie fiscali; alla semplificazione e alla razionalizzazione delle norme in materia di riscossione; alla riforma del sistema sanzionatorio penale e amministrativo; alla stima e al monitoraggio dell’evasione fiscale, nonché al monitoraggio e al riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale; alla revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario.
Oggi è possibile e necessario adottare un sistema capace di valutare in via preventiva e, per quanto possibile, collaborativa le casistiche con procedure trasparenti e persuasive, basate sull'uso razionale delle informazioni di cui dispone l'amministrazione finanziaria. La strategia del controllo deve essere improntata a una selezione delle forme più insidiose di frodi ed evasioni rilevanti, adottando metodologie di intervento differenziate per ciascuna macro-tipologia di contribuenti, coerente con i sistemi di analisi e valutazione del rischio di evasione, più mirati, sfruttando al meglio banche dati a disposizione dell’Anagrafe tributaria.
Il percorso è iniziato con la legge di Stabilità 2015. Le novità introdotte hanno posto la premessa per una strategia che vuole “cambiare verso” nel rapporto tra fisco e contribuenti e che, in nuce, contiene già molti degli elementi raccomandati dall’Ocse. Mi riferisco, tra l’altro, alle misure sull’adempimento spontaneo, sul reverse charge, sullo split payment.
Sono norme che pongono in essere le basi giuridiche per una più ampia attività di incrocio dei dati per verificare, con la collaborazione degli stessi contribuenti, la natura patologica o fisiologica delle anomalie che emergono da questi incroci e che consentono di introdurre nuove forme di comunicazione con il contribuente, per stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili.
Le oltre 210 mila comunicazioni messe a disposizione dei contribuenti nel corso del 2015 hanno ricevuto primi feed-back positivi dai contribuenti interessati. Il momento del controllo ex-post non scompare: sono state già pianificate attività di controllo e accertamento delle posizioni che risulteranno aver “ignorato” la comunicazione ricevuta.
Split payment e reverse charge sono gli altri due provvedimenti che hanno costituito l’architrave della nuova strategia di contrasto all’evasione, in linea con gli approcci raccomandati dall’Ocse, ovvero l’incrocio sistematico dei dati e l’analisi del rischio di evasione e omesso versamento. I primi risultati sembrano confermare l’efficacia della strategia introdotta con la Legge di Stabilità. Nel periodo gennaio – agosto di quest’anno l’IVA sulle transazioni domestiche è aumentata di oltre 2 miliardi di euro, ossia del 3,4%. In presenza di una ripresa più contenuta dei consumi, la crescita dell’IVA può essere spiegata largamente dai meccanismi del reverse charge e dello split payment.
Il percorso è continuato con i decreti delegati che hanno attuato la Legge delega di riforma del sistema fiscale.
In linea con i principi Ocse, sono stati ampliati gli spazi per la cooperative compliance con i soggetti di grande dimensione, il cui rischio fiscale è intrinsecamente diverso da quello dei soggetti di piccola dimensione. Grandi contribuenti e Amministrazioni fiscali possono trovare utile concordare un approccio comune alle problematiche tributarie che caratterizzano la gestione dell’impresa, per ridurre l’incertezza interpretativa delle norme e l’insorgere di contenziosi. Questi principi hanno ispirato numerose altre disposizioni della legge delega per la riforma del sistema fiscale, quali, tra le altre, le norme che definiscono e codificano l’abuso di diritto, gli accordi preventivi tra imprese e amministrazioni, il ruling internazionale.
Sempre con l’attuazione della legge delega è stata avviata l’attività di misurazione sistematica del tax gap. A partire dal 2016, è prevista l’istituzione presso il Ministero dell’economia e delle finanze di una Commissione di esperti incaricata di predisporre una “Relazione annuale sull’economia non osservata e l’evasione fiscale e contributiva”, che deve contenere una stima ufficiale dell’ampiezza dell’evasione fiscale e contributiva. Tale stima ufficiale e la sua composizione ed evoluzione nel tempo potrà essere utilizzata ai fini del monitoraggio dell’evasione e dell’azione in questo campo da parte delle Amministrazioni.

Il Corpo della Guardia di Finanza ha risposto in maniera pronta, sollecita ed immediata alla nuova filosofia di contrasto e prevenzione ai fenomeni di evasione fiscale adottata dal Governo.
Un primo aspetto importante del cambiamento riguarda le metodologie di analisi. La Guardia di Finanza ha emanato linee d’indirizzo per il rafforzamento del contrasto ai fenomeni evasivi più pericolosi, che si basano sull’ulteriore innalzamento del livello qualitativo delle attività ispettive, anche grazie a una migliore attività di analisi del rischio. L’analisi del rischio si è avvalsa dell’utilizzo sistematico e integrato di oltre quaranta banche dati, le cui informazioni sono state incrociate al fine di cogliere le relazioni fra soggetti, società, disponibilità patrimoniali e flussi finanziari, e di verificare le incongruenze che individuano le aree di possibile evasione. Si tratta di innovazioni importanti che permettono di ridurre in misura significativa l’invasività dei controlli, ridimensionando l’entità dei costi che le aziende sopportano in queste occasioni ed evitando di nuocere al normale esercizio dell’attività d’impresa.
Voglio richiamare, come esempio di buona pratica, le analisi del rischio “Planet” ed “International”, finalizzate al contrasto di fenomeni di evasione fiscale internazionale, quali l’esterovestizione della residenza di persone fisiche e società, le stabili organizzazioni occulte in Italia di imprese estere, gli acquisti da operatori situati in Paesi a fiscalità privilegiata, il transfer pricing, il treaty shopping e l’utilizzo strumentale dei trust per finalità evasive.
I risultati delle attività finora svolte dalla Guardia di Finanza hanno portato risultati importanti. Sono stati individuati 300 mila operatori e dopo un’analisi del rischio sono stati identificati 11 filoni d’indagine che hanno condotto a 320 verifiche. L’attività investigativa ha consentito di intercettare 414 milioni di euro di elementi di reddito non dichiarati o costi non deducibili, 45 milioni di euro di IVA evasa, in particolar modo in settori ad alto rischio quali le compravendite immobiliari, l’evasione fiscale dei professionisti e l’evasione fiscale internazionale.
Uno sforzo particolare è stato dedicato al fenomeno dell’evasione fiscale internazionale. Grazie a 417 interventi è stata proposta per il recupero a tassazione una base imponibile pari a circa 23 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 44% rispetto al 2013. Le somme ingenti testimoniano come l’evasione si sia internazionalizzata, così come si è globalizzata l’economia. L’auspicio è che la risposta globale che i Paesi hanno approntato e che ha dato vita, fra gli altri, a iniziative quali il Piano relativo a “Base Erosion and Profit Shifting” (BEPS) dell’Ocse e l’accordo sullo scambio automatico di informazioni sottoscritto da un numero sempre crescente di Paesi avanzati, possa contribuire a contrastare in maniera ancor più efficace questi fenomeni.
La Guardia di Finanza agisce contro l’evasione fiscale non solo a livello internazionale e nazionale, ma anche per contrastare fenomeni di evasioni di reddito che interessano i tributi locali.
Utilizzando le normative disponibili, il Corpo ha stipulato oltre 80 protocolli d’intesa con le Regioni, le Province e i Comuni in materia fiscale concernenti i principali tributi locali, che prevedono la condivisione dei patrimoni informativi e forme strutturate di cooperazione.
Unitamente all’attività di analisi del rischio e di integrazione delle banche dati, la Guardia di Finanza continua a svolgere in maniera altamente professionale l’attività di intelligence e di controllo economico del territorio, per individuare e contrastare i fenomeni di evasione fiscale.
Vorrei sottolineare in questa sede l’importanza del coordinamento con l’Agenzia delle Entrate e con gli altri enti e soggetti appartenenti al Sistema della fiscalità, soprattutto in quei casi caratterizzati da maggiore complessità operativa o contraddistinti da interpretazioni di norme o su disconoscimenti fiscali di operazioni ritenute elusive o abusive. Attraverso la ricerca della costante collaborazione e integrazione, superando chiusure e reticenze burocratiche, è possibile sviluppare un nuovo approccio alla lotta all’evasione, più efficace, meno dispendioso dal punto di vista delle risorse impiegate e meno invasivo per i contribuenti.
Infine, un cenno agli altri due obiettivi strategici della mission del Corpo: il contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica e alla criminalità economica e finanziaria.
A questo proposito ricordo l’azione che la Guardia di Finanza sta assicurando nelle acque nazionali e internazionali e nello spazio aereo contro i grandi traffici internazionali di essere umani, droga, merci di contrabbando e contraffatte.
Un’attività in cui i Finanzieri stanno dimostrando grande coraggio, spirito di sacrificio e di solidarietà, soccorrendo da diversi mesi le migliaia di migranti che, in fuga da disperate condizioni di vita, si riversano sulle coste del meridione dai Paesi dell’Africa e del medio ed estremo Oriente.
Da ultimo, ricordo che il Corpo è divenuto una componente essenziale delle iniziative promosse dall’Agenzia europea “Frontex” per la sorveglianza internazionale delle frontiere esterne dell’Unione Europea. Anche in tale ambito la Guardia di Finanza, quale Forza di Polizia “del mare” per la difesa degli oltre 8.000 km di costa esposti a traffici illeciti di vario genere, sta dando esemplare prova di grande capacità di coniugare le esigenze investigative per colpire le organizzazioni criminali responsabili delle illecite attività con la prioritaria missione di salvaguardia della vita in mare.

Il rilancio e lo sviluppo della competitività del nostro Paese richiede un cambiamento di prospettiva: è indispensabile, da un lato, rafforzare la capacità dell’economia di partecipare alla ripresa globale attraverso investimenti in innovazione, motori fondamentali di crescita e benessere e far sì che tutti i cittadini possano partecipare a questo processo e goderne i frutti, in primo luogo attraverso maggiore e più stabile occupazione.
La prima battaglia per voi Allievi è culturale: contribuire a rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadini, restituendo fiducia. La fiducia nasce dal rispetto delle regole e alimenta la solidità di istituzioni ben costruite e governate. E’ stato il premio Nobel per l’economia, Kenneth Arrow, a indicare il legame profondo che sussiste tra “fiducia dei cittadini nelle istituzioni” e crescita economica, affermando nel 1972 che di fatto “ogni transazione commerciale racchiude un elemento di fiducia”. Servono istituzioni più robuste e regole più semplici: ciò permette alla fiducia di essere un fattore cruciale di crescita economica. La Guardia di Finanza e voi Allievi dovete continuare a rappresentare il presidio della legalità e della giustizia, non solo fiscale, di questo Paese.
Un caloroso augurio a tutti voi per il vostro impegno in questo anno di studi.

 

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