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Audizione del ministro Padoan alle Commissione IX Camera e VIII Senato sull'esame preliminare dello schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo ai criteri di privatizzazione e dismissione della partecipazione in Poste Italiane S.p.A.

Tue Jul 19 17:39:00 CEST 2016

1. Introduzione

Ringrazio il Presidente Matteoli e gli Onorevoli Senatori della Commissione per l’invito rivoltomi a riferire sullo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, all’esame della Commissione, relativo ai criteri di privatizzazione e dismissione di una ulteriore quota di partecipazione detenuta dal Ministero dell’economia e delle finanze nel capitale sociale di Poste Italiane S.p.A.

Nel corso del 2015, è stata realizzata la cessione, mediante offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico indistinto dei risparmiatori italiani (inclusi i dipendenti) e a investitori istituzionali nazionali ed esteri, di circa il 35,30% del capitale sociale di Poste Italiane, con conseguente quotazione delle relative azioni presso il mercato telematico gestito da Borsa Italiana.

L’introito netto complessivo derivante dall’operazione è stato pari a circa 3,1 miliardi interamente destinati alla riduzione del debito pubblico. Infatti, come noto, i proventi da privatizzazioni sono destinati per legge al fondo ammortamento dei titoli di Stato. Tale operazione è stata realizzata in conformità a quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 maggio 2014, adottato ai sensi della Legge 474/1994 e della Legge 481/1995.

2. Il conferimento a Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. di un quota del 35% del capitale sociale di Poste Italiane da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Attualmente il Ministero dell’economia e delle finanze detiene oltre 845 milioni di azioni di Poste Italiane, corrispondenti ad una quota del 64,70% circa del capitale sociale. Di questi, circa 7 milioni di azioni sono a servizio delle assegnazioni gratuite al pubblico indistinto dei sottoscrittori e ai dipendenti che deterranno le azioni acquistate in IPO fino al 27 ottobre 2016 (bonus share).

Il 24 giugno 2016, l’Assemblea degli Azionisti di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze con una quota superiore all’80% del capitale sociale, ha deliberato un aumento di capitale per circa 3 miliardi di euro riservato al Ministero, allo scopo di conseguire un rafforzamento patrimoniale a sostegno del Piano Industriale di CDP che supporta lo sviluppo e la crescita del Paese.

Tale aumento di capitale sociale riservato sarà perfezionato dal Ministero mediante il conferimento di una partecipazione del 35% del capitale sociale di Poste Italiane.

Il conferimento, che sarà realizzato ai sensi del D.L. 269/2003, prevede l’assegnazione della partecipazione in esame alla gestione separata di CDP e, in base alla citata normativa, saranno trasferiti alla stessa CDP i soli diritti patrimoniali, mentre il Ministero manterrà i poteri di governo su Poste Italiane.

Si viene in tal modo a replicare una struttura di governance già presente per ENI S.p.A. che il Ministero controlla con una quota di poco superiore al 4% del capitale, mentre CDP ne detiene circa il 27% del capitale.

In sostanza, la partecipazione in Poste Italiane che sarà conferita a CDP non potrà essere ceduta né essere oggetto di alcuna disposizione da parte della stessa CDP senza il preventivo assenso del Ministero. Inoltre, il Ministero fornirà a CDP le istruzioni di voto in Assemblea, sia ordinaria che straordinaria.

Ad esito del conferimento, il Ministero deterrà direttamente una partecipazione residua nel capitale di Poste Italiane di poco inferiore al 30%

3. Lo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) approvato dal Consiglio dei Ministri il 31 maggio 2016

Allo scopo di proseguire nella strategia di riduzione del debito pubblico, anche attraverso processi di privatizzazione di Società controllate dal Ministero, il Governo ha deciso di procedere alla dismissione di una ulteriore quota del capitale sociale di Poste Italiane, attraverso il collocamento sul mercato della quota che residuerà a seguito del conferimento a CDP e pari, come detto, a poco meno del 30% del capitale sociale.

A tale scopo, il 31 maggio 2016, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) – attualmente all’esame delle Commissioni parlamentari che prevede l’alienazione, anche in più fasi, di una ulteriore quota della partecipazione detenuta dal Ministero dell’economia e delle finanze nel capitale sociale di Poste Italiane. L’operazione seguirà criteri analoghi alla precedente operazione, ossia il ricorso singolo e/o congiunto ad un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali.

Lo stesso schema di DPCM prevede comunque il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale della Società, anche per il tramite di sue società controllate direttamente o indirettamente, non inferiore al 35%.

In tale ottica, la quota del 35% conferita a CDP rappresenta la percentuale di capitale di Poste Italiane che consente allo Stato di continuare a detenere il controllo della Società, indirettamente per il tramite di CDP.

Tale percentuale rappresenta la quota di maggioranza relativa e di controllo in presenza di un azionariato diffuso sul mercato, in analogia con l’assetto azionario di altre Società a controllo statale (ENI, ENEL e LeonardoFinmeccanica).

Inoltre, sempre in analogia con altre Società a controllo statale, esistono presidi statutari in termini di limite al diritto di voto in Assemblea per i detentori di partecipazioni superiori al 5% del capitale stesso (c.d. limite al possesso azionario). In sostanza, è fatto divieto a qualunque soggetto diverso dallo Stato o di sue controllate, di esprimere voto in assemblea per una percentuale superiore al 5% del capitale di Poste Italiane, qualunque sia la percentuale detenuta.

L’operazione di collocamento in esame assolverebbe quindi all’obiettivo di attivare risorse significative da destinare alla riduzione del debito, mantenendo comunque il controllo dello Stato sulla Società.

L’introito derivante dalla dismissione dell’ulteriore quota di Poste Italiane, sulla base delle recenti quotazioni di borsa, potrebbe aggirarsi intorno ai 2 miliardi che, come detto, andrebbero interamente a riduzione del debito pubblico.

La realizzazione delle due operazioni (conferimento a CDP e ulteriore apertura al mercato del capitale di Poste) avrebbe come effetto, oltre al mantenimento della stabilità dell'assetto azionario di Poste Italiane, anche la valorizzazione di entrambe le società coinvolte.

A tale ultimo riguardo, si fa presente che sono in programma azioni volte a efficientare l'infrastruttura a supporto dei servizi logistici e postali, promuovere una logistica innovativa a supporto delle imprese e valorizzare gli uffici postali e gli altri immobili di Poste.

Il risparmio postale continuerà ad essere garantito dallo Stato, in base a quanto previsto dalla specifica normativa di riferimento [decreto legge n. 269/2003], anche successivamente al conferimento della quota del 35% a CDP e al collocamento della ulteriore quota sul mercato.

La gestione del risparmio postale effettuata da Poste Italiane per conto di CDP è regolata da apposita Convenzione tra CDP e Poste Italiane di durata quinquennale ed è stata recentemente rinnovata fino al 2020.

In sostanza, quindi, il conferimento a CDP della partecipazione in Poste Italiane e la futura operazione di collocamento sul mercato non modificano la garanzia statale sul risparmio postale, né i termini della Convenzione tra CDP e Poste Italiane dal momento che il controllo di Poste non muta, permanendo, in base a quanto sopra rappresentato, nella mani dello Stato.

4. Problematiche industriali

Sotto l’aspetto industriale, le operazioni in esame non modificheranno le strategie perseguite sia relativamente al mantenimento dei livelli occupazionali di Poste Italiane, sia per quanto attiene alla piena operatività del servizio universale in linea con il mutato quadro legislativo/regolatorio di riferimento.

Con riguardo alla salvaguardia occupazionale si precisa che, sulla base delle strategia che la Società sta perseguendo di miglioramento della qualità e dell’efficienza del servizio postale, logistico e delle altre linee di attività (bancaria, assicurativa), non sono previste azioni di intervento sui livelli occupazionali esistenti che non siano esclusivamente concordate su base volontaria con i dipendenti interessati.

Tali azioni saranno inoltre funzionali ad abilitare le politiche attive del lavoro (assunzioni) previste nel Piano Industriale di Poste.

La piena operatività del servizio universale sarà pienamente conservata ed efficientata per assicurare un servizio qualitativamente sempre elevato e incentrato sulle esigenze della clientela.

Al riguardo si ricorda che il servizio postale è stato interessato a livello europeo, a partire dai primi anni Novanta, da un graduale ma profondo processo di trasformazione che ha visto il superamento dei regimi di esclusiva a favore dei fornitori pubblici nazionali, in favore di un nuovo assetto basato sulla concorrenza, fermo restando il mantenimento di livelli di qualità certi e uniformi, cui tutti gli Stati membri sono obbligati.

In particolare, la Terza Direttiva Postale recepita nella normativa nazionale con il D. Lgs. n. 58 del 31 marzo 2011 ha rinnovato a Poste Italiane l’affidamento della fornitura del Servizio Postale Universale (SPU) in Italia per quindici anni, fino al 30 aprile 2026, prevedendo il mantenimento di adeguati livelli di qualità di servizio e di copertura del territorio, indipendentemente dalla convenienza economica della fornitura del servizio.

Al riguardo, con i suoi 13.000 uffici postali, tutti gestiti con personale proprio, Poste Italiane garantisce una ampia copertura della popolazione e del territorio nazionale, come certificato proprio qualche giorno fa anche dal Parlamento Europeo1 . A fronte dello svolgimento di tale servizio lo Stato riconosce a Poste Italiane un corrispettivo annuo a copertura parziale degli oneri in cui la Società incorre per la fornitura del servizio stesso.

La Legge n. 190 del 23 dicembre 2014, ovvero Legge di Stabilità 2015, ha introdotto una serie di modifiche che ridisegnano le regole di fornitura del SPU, soprattutto in relazione al perimetro e alla qualità dei servizi offerti, nell’ottica di garantirne una gestione più efficiente, sostenibile e in linea con le mutate esigenze degli utenti finali, anche alla luce del rapido sviluppo nel Paese dell’utilizzo delle comunicazioni elettroniche.

Tale ridisegno nel rispetto delle cornici definite dalle direttive europee, usa le flessibilità opportunamente previste. La declinazione del nuovo sistema di regole è stata realizzata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che, nell’esercizio dei suoi poteri di regolazione, continua a monitorarne l’attuazione e la continua rispondenza alle esigenze dei cittadini.

[1] Risposta della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo alla Petizione 0846/2015: “It is also worth noting that the number of post offices in Italy is high and the most recently available number is 13.048 (31 December 2015).”.

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