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Ciampi a via XX Settembre - Discorso di Mario Draghi, Presidente della BCE, in occasione della giornata in memoria di Carlo Azeglio Ciampi

Roma - Mon Nov 14 12:13:00 CET 2016

L’incontro con Carlo Azeglio Ciampi avvenne in una stanza dell’Ente Einaudi di cui era Presidente.

Il suo nome come possibile Ministro del Tesoro nel Governo che Prodi stava formando circolava con insistenza ma, come lui stesso mi disse, nulla era stato deciso. Aveva sentito del mio desiderio di lasciare il Tesoro e voleva essere sicuro che restassi nel caso gli fosse stato offerto il Ministero. Fu deciso e convincente. È grazie a quella conversazione che sono qui oggi a pronunciare queste parole.

Il giuramento del Governo Prodi ha luogo il 18 maggio 1996. La prima scadenza importante per il nuovo Ministro del Tesoro è la presentazione del DPEF nel giugno del ’96; nelle frenetiche ore che videro la preparazione del documento apparve subito quello che sarebbe stato il “suo stile di comando”: il risultato è ovviamente importante; l’organizzazione necessaria a raggiungerlo lo è altrettanto. Mentre l’obbiettivo riflette la scelta politica, la competenza, le ambizioni di chi lo definisce e cambia col mutare delle circostanze, l’organizzazione, il metodo di lavoro restano come una caratteristica permanente dell’istituzione, capaci, se necessario, di adattarsi: il percorso di lavoro verso l’obbiettivo diviene obbiettivo esso stesso (il viaggio verso la meta è meta). Così, dal ’96 il DPEF perde il carattere di documento essenzialmente contabile che aveva in precedenza e diviene il documento economico con cui il Governo e il Ministero del Tesoro si impegnano ad attuare le linee generali della politica economica ivi descritta. La Direzione Generale del Tesoro (DGT) perde il ruolo marginale avuto sino ad allora nella stesura del documento e diviene il centro della sua elaborazione.

Acquista così momento il processo di riorganizzazione della DGT che ne fece istituzione apprezzata internazionalmente, e poi di tutto il resto del Tesoro che costituì una delle eredità lasciate da Carlo Azeglio Ciampi ai suoi successori.

Nel corso di quella esperienza iniziò anche a delinearsi il rapporto che il Ministro Ciampi avrebbe avuto con i suoi collaboratori, un rapporto in cui: la fermezza degli obbiettivi veniva trasmessa con garbo nei modi, l’ampia fiducia data ai suoi collaboratori si accompagnava a un preciso controllo dei risultati, l’umanità del tratto non faceva velo all’equità del giudizio. La delega ai suoi collaboratori era ampia, così come lo era la difesa del loro operato, quando questi erano oggetto di attacchi che considerava ingiustificati.

I temi unificanti della sua politica economica erano sempre stati: una solida, dignitosa, vitale presenza dell’Italia sullo scenario europeo, un’attenzione particolare alla crescita di tutto il Paese e del Mezzogiorno in particolare, uno sguardo costante verso i più deboli.

Le direttrici della sua azione di politica economica sono note: sostegno dell’occupazione e dell’attività produttiva, risanamento della finanza pubblica con enfasi sulla riduzione del debito, privatizzazioni, riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, una nuova disciplina degli intermediari finanziari e dei mercati dei capitali che adeguasse il nostro ordinamento a quello degli altri principali paesi europei, l’entrata dell’Italia nell’euro.

In tutti questi campi la sua azione raggiunse gli obbiettivi fissati dal Governo.

Nei due anni di questo Governo il totale della crescita del prodotto interno lordo sfiora i 3,5 punti percentuali, anche per il protrarsi degli effetti della svalutazione della lira degli anni precedenti , ma, contrariamente a tante previsioni, l’inflazione si dimezza, il rapporto debito pubblico Pil scende di quasi sei punti, il rapporto deficit Pil scende di più di quattro punti, l’avanzo delle partite correnti supera i tre punti percentuali di Pil: una costellazione di risultati positivi che non si sarebbe più ripetuta. Il Testo Unico della Finanza, che dava attuazione alla legge delega del febbraio del 1996, cambia radicalmente la disciplina sin ad allora vigente in materia di intermediari e di mercati finanziari. Esso, sostenuto da un vasto consenso parlamentare, viene introdotto nel febbraio del 1998. Il 25 marzo del 1998 l’Italia è ammessa tra gli undici paesi dell’Unione Europea che dal 1 gennaio 1999 adotteranno la moneta unica.

Il Trattato di Maastricht era stato approvato dal Parlamento italiano nel 1992 con 403 voti favorevoli, 46 contrari, 18 astenuti. Con esso venivano introdotte nell'economia italiana profonde modifiche istituzionali. Solo con un continuo, tenace progresso nel riformare una società pur tanto ricca di individualità, queste modifiche sarebbero state compatibili con una crescita del prodotto e dell'occupazione forte e sostenibile. Ciampi vede fin dall'inizio come il successo dell'integrazione dipenda dalla capacità del Paese di cambiare in maniera profonda, adeguando la propria economia a quella di Paesi più forti. Il suo approccio alla politica economica è strutturale, le sue decisioni producono cambiamenti duraturi. Dà, diremmo con il linguaggio di oggi, una prospettiva di medio termine alla propria azione di politica economica, caratteristica che fu considerata fondamentale nella valutazione dei requisiti per l'entrata nell'euro.

Carlo Azeglio Ciampi ha un ruolo di primo piano nel negoziato che porta l’Italia nell’euro. Tenacemente vi vuole l'Italia sin dal primo momento, negozia in prima persona il tasso di cambio che verrà infine applicato alla lira, vincendo, anche grazie alla straordinaria credibilità di cui godeva sul piano internazionale, le fortissime resistenze di quei paesi che avrebbero voluto un cambio più penalizzante per l'economia italiana.

Egli, nella moneta unica vedeva molti benefici, tra questi: il recupero della sovranità monetaria, pur condivisa con gli altri paesi membri, da preferirsi alla sudditanza dei vent'anni precedenti caratterizzati dagli accordi di cambio dopo la fine di Bretton Woods; il certo abbattimento di quel l'alta inflazione che per quasi trent'anni era stato l'obbiettivo della politica monetaria italiana; la conseguente caduta del tassi d'interesse che avrebbe dovuto stimolare gli investimenti. Ma soprattutto vi vedeva il primo passo verso l’unione politica europea, verso l'affermarsi di quella 'cultura della stabilità ' che considerava essenziale per una riforma dell'economia italiana necessaria per una crescita robusta, duratura, equilibrata.

Il Governo Prodi cade nell'ottobre del 1998. Carlo Azeglio Ciampi diviene Presidente della Repubblica nel maggio del 1999.

I Governi precedenti, incluso quello presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, avevano affrontato con successo le drammatiche emergenze che seguirono la crisi del ’92, iniziato il risanamento della finanza pubblica, fatto alcune riforme strutturali, si pensi alla riforma delle pensioni del 1995, definito le linee generali del quadro giuridico delle privatizzazioni avviando anche molte operazioni.

Il Ministro Ciampi consolida e sviluppa quanto fatto in precedenza, con un’azione di Governo straordinariamente incisiva che avrebbe cambiato il Paese per sempre. Viene da riflettere sui fattori che hanno reso possibile al Governo Prodi e in particolare al ministro Ciampi questa determinazione unita a una prospettiva di medio lungo termine nell’azione di politica economica.

La libertà dall’emergenza, grazie all’azione dei governi precedenti di cui si è detto, è la prima ragione che viene in mente: la stabilità è essenziale per fare riforme ben disegnate. La seconda è la durata del Governo, circa due anni, più lunga di quella dei quattro esecutivi precedenti, che non durarono, nella pienezza delle funzioni, per più di un anno. Connessa a questa ragione c’è l’osservazione che questo Governo aveva due requisiti che congiuntamente erano mancati agli esecutivi precedenti: era l’espressione diretta di una consultazione elettorale e per gran parte del suo mandato non ha visto i suoi membri cadere per motivi giudiziari. La sua particolare efficacia in campo economico può essere anche spiegata dall’esperienza che diversi membri del Governo avevano in questo settore sia per provenienza professionale, sia per essere stati in precedenza Ministri del Tesoro essi stessi.

Tutto ciò probabilmente non sarebbe tuttavia bastato per superare i molti difficili, talvolta drammatici, passaggi richiesti dalla sua politica economica. In un Governo dalla composizione quanto mai variegata che vedeva sei partiti nella coalizione e nove partiti che offrivano l'appoggio esterno, diveniva essenziale, per poter prendere decisioni, e specialmente decisioni tanto importanti , un particolare modo di gestire i rapporti al suo interno che sapesse rafforzare la lealtà e il rispetto tra i suoi membri. Carlo Azeglio Ciampi seppe, senza mai flettere dalla sua agenda, generare il consenso sulla sua attuazione, proprio con il rispetto e la lealtà nei confronti del collega di Governo che veniva sempre informato e coinvolto nelle misure che potevano riguardare il suo dicastero. La visione di Ciampi trovava costantemente il confronto e poi il conforto nell’opinione, nell’esperienza e nella maggiore forza politica degli altri membri del Governo.

Mai dimenticando di affermare che lui non era un politico, Carlo Azeglio Ciampi ha restituito alla politica la sua dignità più alta.

Fonte: BCE

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