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"L'Europa inclusiva: il ruolo del capitale umano", intervento del ministro Padoan all'inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 dell'Università di Bari

Wed May 10 13:53:00 CEST 2017

1. Il contesto economico e sociale. Le possibili soluzioni in ambito europeo

60 anni fa i Paesi europei decisero di avviare un percorso di integrazione per conseguire due beni pubblici: una pace duratura e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni europee.

Oggi questi straordinari obiettivi sembrano messi in discussione: l’Europa vive una fase di incertezza istituzionale e di governance. L’Europa spesso viene vista come “parte del problema” e non "parte della soluzione". I risultati francesi fanno ben sperare in un mutamento di questo clima politico.

A fronte di una crescita ancora insoddisfacente, l’aumento delle disuguaglianze, le migrazioni dal sud del mondo, il terrorismo internazionale e la domanda di sicurezza che ne consegue, l’Unione e i Paesi membri sono chiamati a rafforzare i risultati raggiunti e ad ampliarne perimetro e qualità. L’Europa è parte della soluzione, a patto però che sia in grado di cambiare se stessa.

È necessaria una nuova governance che accanto all’integrazione monetaria e finanziaria dovrà ripartire dalla centralità della crescita economica, dell’occupazione e dell’inclusione sociale. Il sistema Europa dovrà contare su un rinnovamento delle politiche europee e di quelle nazionali. Affinché il benessere riprenda a distribuirsi diffusamente tra i cittadini europei, tutti gli Stati membri devono accrescere la propria capacità di aggiustamento agli choc e agli squilibri, anche attraverso una migliore condivisione dei rischi. Possiamo ricordare per sommi capi gli elementi della strategia

La nuova governance dell’area dovrà incentivare politiche di bilancio favorevoli alla crescita e riforme strutturali che le completino.

Occorre una “fiscal stance” dell’Eurozona, non basta la semplice sommatoria delle scelte di politica di bilancio dei Paesi membri. E serve un Ministro delle finanze europeo in grado di guidarla.

Serve un aumento degli investimenti con un sostegno della domanda nel breve periodo, e un rafforzamento della crescita potenziale nel lungo.

La caduta degli investimenti nei Paesi europei è stata diffusa e significativa; in alcuni di questi è stata così accentuata che tuttora gli investimenti restano inferiori al livello pre-crisi. Gli investimenti rappresentano la priorità per riportare l’Unione europea su un percorso di crescita sostenibile.

In tale ambito il Piano Junker e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI) sono stati lanciati dalla Commissione con l’obiettivo di realizzare – con la partecipazione di finanziamenti pubblici – progetti di investimento profittevoli che gli operatori privati da soli non sarebbero riusciti a eseguire o non avrebbero avuto convenienza a farlo. Occorre rafforzare e estendere questi strumenti.

Per rilanciare gli investimenti privati e stato introdotto il programma Industria 4.0 volto a identificare le misure di agevolazione fiscale e di innovazione finanziaria. Oltre a Industria 4.0 uno stimolo agli investimenti deve venire dalle riforme strutturali che consentano di accrescere le occasioni di profitto e per questa via accrescere il prodotto potenziale. Con le riforme si debbono rimuovere gli ostacoli agli investimenti spesso frenati da inefficienze, incentivi mal indirizzati e regole inadeguate in diversi Paesi membri. Una agenda di riforme strutturali è necessaria per tutti i Paesi membri.

Le riforme implicano cambiamenti anche profondi È quindi necessario identificare le fasce della popolazione potenzialmente influenzate dalle riforme (chi guadagna e chi perde), così che possano essere previste misure di accompagnamento e di gestione dei costi di implementazione delle riforme stesse.

Contrariamente a quanto spesso affermato una maggiore condivisione dei rischi tra i Paesi non ridurrebbe gli incentivi all’adozione delle riforme nazionali. Al contrario. La mancata condivisione degli sforzi per far fronte a sfide comuni rischia invece di mettere a repentaglio beni pubblici europei essenziali per il processo d’integrazione.

Occorrono perciò strumenti in grado di favorire la crescita inclusiva. Un solo esempio: lo scorso anno abbiamo presentato un progetto per un sistema di assicurazione comune contro la disoccupazione ciclica per la zona euro. La proposta, da realizzare a Trattati vigenti, prevede un sistema comune per mitigare gli effetti delle fluttuazioni cicliche sull’occupazione, creando una protezione sociale europea dalla disoccupazione ciclica che preservi l’inclusione sociale. In mancanza di tale sistema, come sappiamo, in una unione monetaria i costi di aggiustamento finirebbero per scaricarsi in gran parte sui mercati del lavoro, in termini di disoccupazione e riduzione dei salari.

Tra le misure strutturali assumono particolare rilevanza quelle in grado di favorire l’innovazione. In un contesto caratterizzato da stringenti vincoli di bilancio pubblico, profondi cambiamenti demografici e l’aumento della concorrenza globale, la capacità di crescita dell’Europa dipende dalla sua capacità di stimolare l’innovazione. È una sfida da intraprendere all’interno di un sistema economico integrato che porti alla costruzione di una “Innovation Union” che metta assieme tutti gli ingredienti necessari al rilancio dell’innovazione a livello europeo.

Ma vorrei sottolineare il ruolo del capitale umano. Come indicano analisi delle principali organizzazioni internazionali, la riforma strutturale dei sistemi di istruzione è quella che, nel lungo periodo, comporta maggiori benefici in termini di crescita. E ciò perché la dinamica della produttività dipende in misura essenziale dalla accumulazione di capitale umano.

Questo significa che i sistemi di istruzione europei devono essere modernizzati; sono necessari più atenei di livello globale, in grado di accrescere le qualifiche degli studenti e di attrarre i migliori talenti dall’estero. I ricercatori devono essere messi in grado di lavorare e cooperare in tutta l’UE. La cooperazione tra i mondi della scienza e quello delle imprese deve essere rafforzata, introducendo incentivi efficaci e rimuovendo gli ostacoli al lavoro comune e condiviso.

In un tale contesto le pubbliche amministrazioni possono e devono ricoprire un ruolo nuovo: modernizzando i propri servizi e procedure possono fungere da motore di crescita, fornendo stimolo a tutta l’economia, agevolando le riforme strutturali e accrescendo l’attrattività per gli investimenti.

2. Il ruolo del progresso del pensiero scientifico nel contesto attuale

Il ruolo del capitale umano richiama quello del pensiero scientifico che abbraccia tutte le discipline. Il progresso del pensiero scientifico riveste oggi un ruolo più che mai centrale nella risposta alle domande di cambiamento. Il risentimento per il malessere sociale generato dalla lunga crisi economica seguita alla crisi finanziaria del 2008 si sta rispecchiando nel dibattito politico che nella ricerca, a volte scomposta, di cambiamento può rivolgersi a facili soluzioni non sostanziate dall’evidenza e dall'analisi.

Vorrei rinnovare qui l’appello alla comunità scientifica di fare propria la richiesta di nuove soluzioni per accrescere il benessere dei cittadini senza venir meno al rigore del metodo scientifico. Troppo spesso, nel dibattito pubblico si propongono soluzioni miracolistiche, scorciatoie, che finiscono per rivelarsi illusorie, superficiali, quando non addirittura dannose.

3. Le priorità della presidenza italiana del G7: il tema della disuguaglianza

Domani si apre il G7 a Bari. Tra le priorità della presidenza italiana è centrale il tema della lotta alla disugaglianza.

La missione dichiarata della Presidenza italiana del G7 nel 2017 è “Costruire le basi di una fiducia rinnovata”. La Presidenza italiana del G7 sta promuovendo l’idea che i governi debbano adottare politiche finalizzate a rispondere all’aspettativa dei cittadini di migliorare le proprie condizioni di vita. Per rispondere a questa esigenza abbiamo proposto un programma su tre pilastri: La tutela dei cittadini; la sostenibilità economica, ambientale e sociale e riduzione delle disuguaglianze; ’innovazione, competenze e lavoro nell’era della Nuova Rivoluzione della Produzione.

Questo terzo pilastro in particolare si propone di promuovere uno sforzo globale, coordinato e intergenerazionale per rendere l’innovazione una fonte di prosperità e di crescita inclusiva. Tale sforzo dovrà in particolare essere indirizzato a perseguire una transizione equa ed ordinata verso la Next Production Revolution, tramite l’adozione di politiche che assicurino il maggiore coinvolgimento degli stakeholder dell’innovazione stessa. Tali politiche dovranno essere volte ad aumentare la produttività e la competitività attraverso l’Industria 4.0 e i nuovi modelli produttivi. Inoltre, dovranno identificare e diffondere le nuove competenze migliorando i sistemi di welfare e le politiche del lavoro così da assicurare che tutti traggano beneficio dalla rivoluzione digitale, che dev'essere anch'essa inclusiva.

4. Le iniziative del Governo per migliorare il benessere dei cittadini e ridurre la povertà in Italia

L’Italia è particolarmente esposta agli effetti della bassa crescita e della crescente disuguaglianza anche perché un calo di crescita della produttività si era già manifestato prima della crisi finanziaria e ha segnato il mercato del lavoro con un elevato tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, ed un’accresciuta polarizzazione della distribuzione dei redditi e della ricchezza.

Per affrontare il problema della povertà il Governo ha implementato una strategia basata sulla legge delega per il contrasto alla povertà, approvata definitivamente dal Parlamento a marzo 2017. Essa rappresenta un passo storico verso l’introduzione di una misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà.

Una ancor più ambiziosa iniziativa a favore della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale si sta realizzando in sede di valutazione e definizione programmatica delle politiche di governo.

Il Governo infatti sta estendendo il disegno di finanza pubblica agli obiettivi di Benessere Economico e Sociale (BES), su impulso del Parlamento, che con la legge 163/2016 ha integrato gli indicatori di (BES) nel ciclo di bilancio alla stregua del PIL e delle altre variabili economiche tradizionali. Mentre la legge 163/2016 prevede l’integrazione degli indicatori una volta completata la relazione da parte del Comitato BES, il Governo di propria iniziativa ha già inserito degli indicatori preliminari nel processo di bilancio da quest’anno nel DEF.

La decisione è motivata dall’importanza di incorporare le istanze di inclusione sociale e di sostenibilità ambientale il più presto possibile e nel modo più efficace nel processo di decisione programmatica delle politiche.

Questa iniziativa supera la valutazione dell’azione di governo unicamente attraverso il PIL e le altre variabili economiche, aprendo la strada alla valutazione delle politiche anche secondo il loro impatto ambientale e sociale. In questo modo saremo il primo paese in Europa e nel G7 in cui il Governo si assume la responsabilità degli effetti dei nuovi provvedimenti su ambiente e inclusione sociale.

Puntiamo quindi ad una piena ed efficace implementazione di questo processo sapendo che dal successo del nostro esercizio dipenderà anche il cambiamento degli altri sistemi rispetto ai propri impegni.

Conclusioni

L'Europa si trova di fronte alla opportunità di rovesciare una tendenza all'Euroscetticismo alimentata da una prolungata fase di disagio sociale e di disoccupazione elevata, purtroppo soprattutto giovanile. Questa opportunità non può andare sprecata. Richiede continuare lungo la strada dell’integrazione europea ma allo stesso tempo richiede dare a questo progetto un più incisivo connotato di inclusione sociale. Ciò richiede dare nuova priorità alla questione dell'occupazione e alla qualità del capitale umano. Il Mezzogiorno sa che deve e può contare sul proprio capitale umano e sul meccanismo con cui viene prodotto. Questa è una bellissima "fabbrica" di capitale umano. La riforma del sistema formativo, come ho detto, e quella che alla lunga, assicura maggiori occasioni di lavoro, benessere e crescita inclusiva. È una riforma che si colloca nella agenda di riforme del Governo, che il governo intende continuare e attuare

E i risultati di tale azione iniziano a vedersi: è stato migliorato il sistema di giustizia civile, è stata facilitato la creazione di maggiori e migliori posti di lavoro, è stato creato un sistema di incentivi sia finanziari che fiscali per far crescere le piccole e medie imprese, e tutto ciò riducendo la pressione fiscale e migliorando le prospettive per la sostenibilità della nostra finanza pubblica. Mi rivolgo agli studenti: molto resta da fare ed il mio augurio oggi qui è che sarete voi ad occuparvene.

Utilizzate al meglio questi anni universitari; seguite con profitto gli insegnamenti degli ottimi docenti che mettono le loro conoscenze ed esperienze a disposizione per la vostra formazione; informatevi ciò che accade nel mondo; formate le vostre idee ed opinioni senza paura di essere fuori dal coro. Fate le domande giuste: a volte è molto più difficile che dare le risposte. Il paese ha bisogno del vostro impegno per consegnare una realtà migliore alle prossime generazioni. 

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