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Laura Castelli: "Il reddito di cittadinanza? Lo realizzeremo il prossimo anno"

La Stampa - Sat Jun 23 12:10:00 CEST 2018

Intervista di Roberto Giovannini

«Il reddito di cittadinanza è possibile realizzarlo nel corso dei 2019. Prossimamente avremo più chiaro esattamente in quale periodo dell'anno, ma partirà l'anno prossimo». Parola di Laura Castelli, viceministro all'Economia.

Viceministro, ma a che serve per voi questa misura?
«È un provvedimento necessario per favorire la riconversione della nostra economia. Nei prossimi cinque anni cambieranno velocemente lavori, professioni e mestieri, e se non si ha uno strumento come questo è molto complicato riuscire a gestire la profonda trasformazione che è in corso di tanti settori economici».

Per il «vostro» reddito di cittadinanza, come per la leghista flat tax, servono moltissime risorse. Dove trovarle?
«Intanto ci sono spazi consistenti anche all'interno dei Fondi Ue, come il Fondo sociale europeo, tema di cui si è discusso a Bruxelles in questi giorni, che possono integrare la necessità di spesa per il reddito. E all'interno del bilancio dello Stato ci sono molte voci di spesa dove intervenire per realizzare questa e tutte le misure contenute nel nostro contratto di governo. In queste settimane abbiamo iniziato l'istruttoria; sappiamo dove cercare le risorse che avevamo già individuato quando eravamo all'opposizione».

Sembra però difficile inserire il reddito di cittadinanza già in autunno nella legge di Stabilità, per farla partire nel 2019.
«Ci sono molti modi normativi per far partire il reddito di cittadinanza nel 2019. Il ministro Tria ha ragione: ormai per quest'anno non c'è più spazio per interventi. C'è però la volontà di proseguire nella programmazione pluriennale di quello che c'è nel contratto di governo. Ma questa è sempre stata la nostra visione: programmare in maniera dettagliata, perché le cose non si possono fare dal primo giorno. Per quanto riguarda il reddito, poi, è necessaria la riforma dei centri per l'impiego. Su questo si partirà a brevissimo».

Il vicepremier Salvini è iperattivo, interviene su tutti i temi. L'altro giorno ha annunciato una sanatoria sulle cartelle esattoriali. Ma ci state lavorando veramente, o è solo un suo annuncio?
«La squadra del Mef ha cominciato a lavorare su vari fronti, e a breve si cercherà di tradurre nel dettaglio come applicare il principio della pace fiscale come scritto sul contratto di governo. Ancora non ci sono le deleghe, anche se abbiamo già cominciato a lavorare, come ho fatto sul decreto terremoto. La questione delle cartelle è un tema aperto».

Sempre Salvini. Migranti, porti, cartelle esattoriali, persino la sanità e la scuola. Insomma: entra in tackle su tutti i temi, compresi quelli che riguardano i ministeri a Cinque Stelle...
«Da quando abbiamo stipulato il contratto di governo, e io c'ero a quel tavolo, personalmente sono convinta che il governo deve lavorare insieme. Non mi piace la logica "questa cosa l'ha fatta uno o l'ha fatta l'altro", mettere M5S contro la Lega. Non sarebbe il modo giusto per affrontare la sfida difficile che abbiamo di fronte».

Insomma, la lettura per cui c'è un'offensiva mediatica globale della Lega che i 5 Stelle stanno subendo è sbagliata?
«Secondo me sì. È un contratto di governo ambizioso, e dobbiamo fare, come stiamo facendo, il lavoro tutti insieme. È una narrazione che rifiuto quella per cui ci si deve fare lo sgambetto tra di noi».

A quanto risulta, però, lo sgambetto ve lo sta facendo Salvini, che tira come un matto su tutti i temi politici.
«Stiamo tutti tirando come dei matti per poter realizzare al più presto le cose. E i risultati, lo assicuro, saranno continui e su tutti i fronti».

Il ministro dell'Economia Tria, nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha manifestato un approccio molto cauto e molto ortodosso sui conti pubblici. È troppo morbido, troppo in continuità con il suo predecessore Padoan?
«Io sto conoscendo il ministro Tria in queste settimane, e condivido pienamente la sua filosofia: le cose si fanno, non si annunciano. Cautela significa programmare, senza fare proclami, per essere sicuri che quello che si sta facendo sia nell'interesse generale e curi - come non si è fatto in passato - le malattie di questo Paese. Parlando con i partner europei per ottenere il massimo per l'Italia. Senza chiaramente litigare o strappare, perché questo atteggiamento non porterebbe a nulla. E non ci rappresenta, checché se ne dica del nostro populismo». 

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