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Intervento del ministro Tria alla presentazione della Survey Italia 2019 dell’OCSE

01/04/2019

Il rapporto economico sull’Italia elaborato dall’OCSE ogni due anni rappresenta un’importante occasione di riflessione e un utile confronto sullo stato dell’arte e di avanzamento del percorso di riforma intrapreso per affrontare le più rilevanti sfide del sistema-paese.

La Survey individua alcuni rischi legati ad un indebolimento della crescita dell’Italia, che si era manifestata negli ultimi anni, e di rallentamento di alcune riforme strutturali, accanto ad alcune criticità sul versante sociale, come l’acuirsi di fenomeni di povertà e la questione dei divari regionali in termini di reddito e di benessere.

Nel condividere la necessità di tener presenti tali aspetti nel disegnare le misure di policy, ritengo utile ricordare in primo luogo che interventi quali il Reddito di Cittadinanza (RC) sono stati concepiti proprio con il duplice intento di consentire alla popolazione a rischio di emarginazione sociale di entrare nel mercato del lavoro e aumentarne la propensione al consumo, in tal modo anche irrobustendo la domanda interna. Inoltre, il meccanismo di condizionalità che prevede l’erogazione del beneficio solo a fronte del coinvolgimento attivo in percorsi lavorativi o formativi, consente di evitare eventuali abusi, garantendo che il sussidio rappresenti una forma di attivazione di forza lavoro potenziale e non uno strumento di politica assistenziale. Chiaramente, ciò presuppone un effettivo rafforzamento dei Centri per l’impiego a livello locale ed un efficace coordinamento da parte dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) affinché sia garantito un livello di servizi di incontro tra domanda e offerta di lavoro omogeneo e qualitativamente elevato su tutto il territorio nazionale.

Quanto allo schema di pensionamento anticipato c.d. “Quota 100”, benché l’OCSE ne segnali il significativo impatto sul bilancio pubblico, ci preme ricordare che si tratta di una misura temporanea e sperimentale perché serve ad affrontare un problema di transizione: la riforma di alcuni anni fa disegnata per dare stabilità nel medio periodo e sostenibilità finanziaria nel lungo periodo ha determinato problemi di transizione, con, nel breve periodo, una interruzione del turnover naturale della forza lavoro che ha portato a rallentare il ricambio delle competenze, sia nel settore pubblico sia nel settore privato. Da questo deriva anche il problema di come aumentare la produttività nel settore pubblico e della Pubblica Amministrazione nel momento in cui diventa difficile il ricambio della forza lavoro. E’ noto a tutti, e lo stesso Ocse ce l’ha sempre ricordato nei suoi rapporti, che la pubblica amministrazione ha i dipendenti più anziani in media di tutti gli altri paesi dell’area. Ed è chiaro che bisogna intervenire. Certamente c’è come sempre un trade off fra il costo finanziario di questa operazione e la volontà di cercare di portare più efficienza nella PA. E’ ovvio che il risultato andrà monitorato e che bisogna aiutare questo ricambio generazionale che avrà un costo per la finanza pubblica con altri interventi che migliorino la produttività.

Il Governo è inoltre impegnato soprattutto sul versante degli investimenti pubblici che nel Rapporto dell’OCSE si evidenziano in decrescita già dal 2018 e attualmente al di sotto del 2% del PIL. Ciò è dovuto anche a ritardi strutturali nelle fasi di pianificazione ed esecuzione, soprattutto a livello territoriale decentrato. In tale contesto, siamo pienamente allineati alle raccomandazioni dell’OCSE in termini di miglioramento della capacità di progettazione nell’Amministrazione Centrale: è stata, infatti, prevista un’unità centrale per gli investimenti pubblici, al fine di coordinare e supportare sotto il profilo tecnico la pianificazione e l'esecuzione delle infrastrutture, nonché promuovere l’adozione di best practice da parte delle amministrazioni locali.

Sono, inoltre, previsti interventi mirati a sostegno degli investimenti in infrastrutture, per la messa in sicurezza del territorio e degli edifici, e a favore delle imprese (con proroga per il 2019 dell’iper-ammortamento, l’agevolazione degli investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica delle imprese, la rimodulazione degli incentivi fiscali del Piano Industria 4.0 e la proroga del credito di imposta per la formazione 4.0, interventi per favorire il venture capital e sgravi fiscali per investimenti in startup innovative). È stato altresì approvato il decreto legislativo che introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, allo scopo di consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle aziende e salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.

Ciò va anche nella direzione auspicata dall’OCSE di migliorare la pianificazione, l’esecuzione e il monitoraggio dei fondi per lo sviluppo regionale attraverso lo stimolo agli investimenti e alla produttività. Si tratti di aspetti che stiamo affrontando con un pacchetto complessivo di “Misure fiscali per la crescita economica”, un testo molto articolato, in fase di discussione, che include interventi per promuovere investimenti in beni strumentali ma anche per migliorare l’ambiente imprenditoriale.

Quanto al sistema bancario, il rapporto dell’OCSE riconosce che le condizioni delle banche italiane sono sensibilmente migliorate e stanno contribuendo agli investimenti privati, pur mantenendo un fattore di rischio nel legame con l’andamento delle finanze pubbliche e dei prezzi dei titoli di Stato. La strategia del Governo volta a risanare il settore bancario, sulla base di un mix di risoluzioni, ricapitalizzazioni e acquisizioni ha dato esito positivo ed ha avuto un costo complessivo inferiore a quello sostenuto da altri Paesi OCSE (1,3% del PIL in Italia, includendo alcune contingent liabilities contro 5,9% del PIL in Germania e 4,4% in Spagna). Lo stock di crediti deteriorati nei bilanci si è ridotto considerevolmente negli ultimi due anni e il credito bancario è aumentato per le imprese in buone condizioni; inoltre, la capitalizzazione delle banche è più che adeguata e i livelli di redditività sono tornati positivi, ancorché esigui. Circa le sfide che permangono, siamo concordi sulla necessità di migliorare e velocizzare le procedure di recupero dei crediti.

L’OCSE registra che la ripresa italiana si è fermata e prevede una contrazione del PIL pari allo 0,2% per il 2019. Consci dei segnali di debolezza ciclica, stiamo lavorando all’attuazione di misure già contenute nella Legge di Bilancio e alla predisposizione di nuovi interventi per far sì che il settore privato riprenda slancio e si riducano gli ostacoli alle opere pubbliche. Se il quadro internazionale ci sosterrà, contiamo pertanto di smentire gli amici dell’OCSE.

Si raccomanda di adottare un piano di riduzione del rapporto debito/PIL sostenibile nel lungo periodo(con un graduale aumento dell'avanzo primario al di sopra del 2%), garantendo che politiche di bilancio che rispettino il Patto di Stabilità e Crescita. Ciò migliorerebbe la credibilità fiscale del paese e contribuirebbe a ridurre il premio per il rischio del debito sovrano. A questo riguardo ricordo che, a seguito del negoziato successivo al preannuncio del rischio di apertura di una procedura per disavanzo eccessivo e in risposta ai rilievi della Commissione Europea, il Governo italiano ha modificato in modo sostanziale l’entità e la composizione della manovra di bilancio. Rispetto alla prima versione, quella definitiva prevede sia consistenti maggiori entrate (per circa 25 miliardi aggiuntivi nel triennio), specie nel biennio 2020-21, sia minori uscite (per circa 14 miliardi nel triennio).

Per il 2019, sul versante degli impieghi, l’intervento più consistente è costituito dalla sterilizzazione della clausola di salvaguardia su IVA e accise, per un importo pari a circa 12,5 miliardi nel 2019. Le altre principali misure sono dirette a finanziare il pensionamento anticipato, l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà tramite redditi e pensioni di cittadinanza, l’avvio del rilancio degli investimenti a livello nazionale e territoriale e di quelli di messa in sicurezza e manutenzione di edifici, strade e territori, nonché il settore del pubblico impiego, per nuove assunzioni e corresponsione di somme per i rinnovi contrattuali, e l’avvio di talune agevolazioni fiscali per imprese e lavoratori autonomi.

Da ultimo, mi preme sottolineare che siamo in linea con le raccomandazioni dell’OCSE sulla necessità di continuare sul percorso di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, in particolare incoraggiando l’offerta di lavoro femminile e l’occupazione, soprattutto nelle aree più svantaggiate del Paese, e su una modulazione appropriata di schemi di reddito minimo ben calibrato che rafforzerebbero gli incentivi al lavoro. A tal fine sono state varate misure specifiche, come interventi di agevolazione alle assunzioni attraverso la decontribuzione delle forme di lavoro permanente e finanziamenti a sostegno della famiglia.

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