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Banche: numeri ed effetti del salvataggio

Roma, 11 Dicembre 2015 - Il 22 novembre le autorità italiane hanno avviato la procedura di risoluzione di quattro banche medio-piccole (circa l’1% del mercato bancario italiano) da tempo in amministrazione straordinaria (Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti), permettendo la continuazione dell’attività economica in capo a delle nuove entità.
Il programma di risoluzione è finanziato dalle altre banche attive in Italia che hanno fornito risorse finanziarie per 3,6 miliardi al fondo di risoluzione nazionale. L’operazione, pienamente conforme al quadro normativo dell’Unione europea, è orientata a tutelare l’intero sistema sociale e produttivo servito dalle banche, ad esclusione degli investitori che hanno allocato proprie risorse su titoli ad alto rischio d’impresa come le azioni e le obbligazioni subordinate.

I dati pubblicati venerdì 11 dicembre facevano riferimento ai 10.500 clienti delle 4 banche che detenevano obbligazioni subordinate per 340 milioni di euro. La parte eccedente venduta a investitori istituzionali è stata in parte immessa sul mercato secondario portando il totale degli investitori a 12.500 per 430 milioni di euro.


 
 

Quali effetti positivi ha avuto l’avvio della procedura di risoluzione?
La risoluzione ha messo al sicuro i risparmi di circa 1 milione di correntisti e obbligazionisti per un controvalore di circa 12 miliardi di euro (oltre ai depositi già garantiti).
Grazie al salvataggio sono nate 4 nuove banche con forza patrimoniale molto superiore a quella delle banche originarie, gravate da crediti in sofferenza o non esigibili.

Le 4 nuove banche sostengono il tessuto economico del territorio: circa 200.000 piccole e medie imprese, commercianti e artigiani che dispongono di fidi e aperture di credito continuano a godere del sostegno finanziario per la propria attività da parte delle nuove banche.
Si è conservato il livello occupazionale sul territorio, perché i 6.000 dipendenti proseguono il loro rapporto di lavoro con le nuove banche e anche le 1.000 persone occupate nell’indotto non hanno subito impatti a causa della crisi.

Sul tessuto socio-economico dei territori in cui operano le 4 banche vengono quindi riversati più di 24 miliardi di euro di raccolta.

Quali effetti negativi ha evitato l’avvio della procedura di risoluzione?
L’alternativa al salvataggio sarebbe stata la liquidazione delle banche. In questo caso la procedura avrebbe comportato la vendita di tutte le attività e la distribuzione degli eventuali proventi, comunque insufficienti a un rimborso completo, tra i creditori. Il numero di persone destinate a subire un danno patrimoniale sarebbe stato certamente di diversi ordini di grandezza superiore alle 12.500 persone che hanno investito in obbligazioni subordinate.

Inoltre in caso di liquidazione sarebbe stata richiesta la restituzione dei crediti a vista messi a disposizione delle imprese sul territorio per un valore superiore a 10 miliardi di euro. Questo perché in caso di liquidazione bancaria i titolari di un prestito o un mutuo vengono chiamati a restituirli immediatamente. Ovviamente sarebbe stato interrotto il rapporto di lavoro con i dipendenti.

Qual è la situazione delle nuove banche?
Le nuove banche dispongono dell’attivo delle banche precedenti, ad esclusione dei crediti in sofferenza che gravavano sui bilanci sono stati trasferiti a una bad bank. In questo modo le nuove banche hanno una situazione patrimoniale che le rende molto robuste e dotate di abbondante liquidità e tale da consentire in tempi rapidi la restituzione alla gestione privata come richiesto dalla normativa dell’Unione europea.

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